"Alice rise: "è inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile".
"Oserei dire che non ti sei allenata molto", ribatte la regina.
Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere a sei cose impossibili prima di colazione". (Lewis Carroll)

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lunedì 19 dicembre 2016

La storia della cosmetica n. 9

Dopo la Rivoluzione francese, in Francia e poi in tutta Europa, cominciarono a diffondersi gli ideali rivoluzionari, che portarono cambiamenti anche nel concetto di estetica e di bellezza. Furono recuperati i canoni classici di bellezza che prediligevano soprattutto la naturalezza, la semplicità e la grazia. Si riscoprì l’attenzione posta dai classici sulla pulizia del corpo e sull’igiene dalla persona. Infatti, si ritrovò la consuetudine del bagno e lo scrupolo dell’igiene. In Francia l’argomento “cosmetica e cura della persona” rientrava negli argomenti trattati nelle prime riviste femminili come: il “Journal de la Mode et du Goût; ou amusemens du salon et de la toilette”(1790), “La Mode Illustrée – journal de la famille” (1860), “Journal des Demoiselles”(1833) ecc.. Queste riviste settimanali, oltre che a parlare di moda e ad illustrarla, trattavano di arredamento, bon ton, critica del costume, cronaca mondana e contenevano una rubrica di consigli alle lettrici, nella quale si trattava anche di tematiche inerenti la bellezza e l’igiene della persona, nonché di trucco in voga nel periodo. 

La diffusione a mezzo stampa influì enormemente sull’incremento dell’uso di cosmetici e di prodotti di bellezza soprattutto da parte delle donne. Nella seconda metà del Settecento si diffusero in tutta Europa, soprattutto in Italia, le riviste femminili. “Il Giornale delle dame e delle Mode di Francia” e il “Corriere delle Dame” cominciarono ad uscire in Italia intorno agli anni settanta e ottanta del Settecento, ispirandosi al modello delle numerose testate francesi apparse nel corso del XVIII secolo.

                  
“Per aiutare le donne a sviluppare i loro “vezzi”, questi giornali si concentravano quindi essenzialmente sull’abbigliamento femminile, ma non trascuravano tuttavia raccomandazioni o ricette, talvolta anche complesse e laboriose, di “Mezzi di conservare la bellezza delle donne” quali belletti, tinture per capelli, ciprie, profumi, paste dentifricie, creme per le labbra, per le mani e contro le rughe.”  Attraverso queste pubblicazioni si contribuì a diffondere molte informazioni non solo sui cosmetici, ma anche sui gusti.

mercoledì 16 novembre 2016

Tony Moly masks

Ciao a tutti, oggi ho finalmente acquistato due maschere viso che bramavo da tempo...
Le tanto osannate maschere coreane del marchio Tony Moly.
La prima, al pomodoro per la luminosità della pelle, la seconda, alle alghe marine, purificante.
Mah... Chissà come saranno...ve lo scriverò in un prossimo post dettagliato.





lunedì 7 novembre 2016

La storia della cosmetica n. 8

L’epoca d’oro per la cosmesi sicuramente è rappresentata dal Settecento, che appare come un periodo di prosecuzione delle tecniche del Seicento, ma rese ancor più innovative ed esasperate. Parigi rappresentava la città nella quale l’uso e l’abuso di cosmetici e di stravaganze nella moda dettò legge, imponendo nuovi must nel settore molto ammirati, invidiati e copiati in tutte le corti d’Europa. Nella corte francese di Luigi XIV, uomini e donne davano sfogo a manie di eccentricità e di protagonismo sfoggiando, look improbabili e bizzarri. La parrucca, già adoperata sia dagli uomini che dalle donne, fu allungata e resa maggiormente voluminosa. I colori delle parrucche passarono dal bruno al biondo o quasi bianco, sulla scia di quelle veneziane, attraverso tinture o prodotti schiarenti oppure semplicemente venivano incipriate. Le parrucche maschili erano incipriate, con i capelli lunghi, legati a coda con un fiocco, oppure raccolti in una reticella. Le parrucche femminili erano delle vere e proprie sculture. Sul capo le signore portavano parrucche altissime, arricchite da nastri, fiori, piume e persino da modellini che rappresentavano mulini a vento, velieri o carrozze che raggiungevano talvolta una tale altezza da costringere le dame ad inginocchiarsi per poter entrare in carrozza. Per quanto riguarda i profumi, anche nel Settecento continuarono ad essere massicciamente utilizzati, tanto che Luigi XIV, per favorire l’espansione del commercio francese dei profumi, garantì alla corporazione dei parfumeurs-gantiers   numerose patenti, promuovendo politiche che favorissero l’espandersi della produzione dei guanti in pelle profumata, saponi e profumi distillati. I profumi erano utilizzati anche quale alternativa al bagno, visto ancora con sospetto sempre per la già citata teoria del corpo poroso. “Il profumo più famoso, sicuramente era l’eau de Cologne creata nel 1709 quale farmaco preventivo della peste, da Gian Paolo Feminis, un barbiere lombardo che aveva lasciato il paese natale per cercare fortuna all’estero, a Colonia. L’acqua di Colonia era costituita da alcool d’uva aromatizzato con le tradizionali erbe aromatiche italiane: neroli, bergamotto, lavanda e rosmarino, ed era chiamata inizialmente “aqua admirabilis” per le qualità medicinali che le si attribuivano. Ben presto questo “farmaco” godette di popolarità presso la corte francese adottato ben presto come profumo. Feminis chiese aiuto perciò ad un suo parente, un certo Giovanni Maria Farina, perché lo assistesse negli affari, e sarebbe stato proprio questi a brevettare la famosa formula dell’ eau de Cologne.”
Il maquillage, parola coniata in questo periodo, riguardava l’applicazione di un fondotinta bianco, detto “cerussa”, composta da biacca di piombo e della cipria. La cerussa era fortemente utilizzata, ma il suo uso prolungato danneggiava profondamente la pelle, provocandone delle evidenti cicatrici. La cipria era, invece, un prodotto tipicamente veneziano, esportato anche in Francia, molto apprezzato dalle dame, da applicare sopra la cerussa per rendere ancora più bianco il viso. La cipria, detta anche “polvere di Cipro”, proveniva per l’appunto da quest’isola che era stata un possedimento veneziano. La sua composizione riguardava principalmente talco e amido in polvere. La cerussa e la cipria costituivano la base-viso del trucco. Sulle guance, oltre che ai nei posticci, era applicato molto fard per renderle colorite. Il rossetto non poteva mancare ed andava a completare il look, delineando labbra sempre più piccole e rosse.
Una delle regine dell’epoca, ricordata quale amante dei cosmetici e della moda ed icona di stile, fu Maria Antonietta (1755-1793). La sovrana, famosa per le sue parrucche, per i bellissimi abiti, ma anche per la sua straordinaria bellezza, incarnava lo stereotipo di raffinatezza e di donna del Settecento.


In Italia, soprattutto a Venezia, centro più elegante dell’epoca, si adoperavano profumi e cosmetici più che in altro luogo ed anche lì, come in Francia, erano presenti i cosiddetti cicisbei, ovvero uomini molto truccati, quasi quanto le donne, che portavano sempre con loro l’indispensabile kit per il trucco: scatoletta con la cerussa bianca, la cipria, il rouge per labbra e zigomi, nonché gli immancabili nei posticci. Venezia, come Parigi, era considerata uno dei centri di maggior produzione e commercio di prodotti cosmetici. Grazie alle colonie (soprattutto quelle ioniche) in suo possesso ed ai rapporti commerciali con l’Oriente, la Serenissima poteva approvvigionarsi delle materie prime necessarie alla produzione di cosmetici e profumi. “Nel corso del XVIII secolo, Venezia produceva ed esportava enormi quantità di cipria e la città era molto attenta a conservare la posizione di preminenza. Il governo della Serenissima Repubblica emanò molti decreti alla fine del XVII e nel XVIII secolo, concedendo monopoli e imponendo tasse sull’importazione. Nonostante la rivale francese ed i numerosi commerci intrapresi dalle varie corti europee, i cosmetici italiani non avevano ancora perso del tutto il loro monopolio. Il rouge brillante detto rouge italiano era utilizzato in gran quantità. Disponibile in dodici diverse sfumature, richiedeva quasi un’ora per essere applicato interamente, e lo si spargeva con un largo pennello non solo sulle guance ma anche sul mento, la fronte, le narici, i lobi delle orecchie, sulle spalle, ed anche sui palmi delle mani e persino tra le dita. Mentre le donne italiane si affidavano più a polveri per il viso dalle sfumature rosate che non rosse, di queste si dice che nel 1781 le donne francesi ne consumassero due milioni di vasetti l’anno!”

lunedì 31 ottobre 2016

HAPPY HALLOWEEN

Che i mostri e le paure più nascoste risorgano nella giornata di Halloween!!! Dolcetto o scherzetto?
Happy Halloween a tutti!


venerdì 28 ottobre 2016

Il quadro del giorno: Jane Avril, Le Jardin de Paris - Loutrec























Il   quadro di Toulouse Loutrec ritrae Jeanne Louise Beaudon (Parigi, 9 giugno 1868 – Parigi, 17 gennaio 1943), in arte, Jane Avril, una famosa ballerina di caberet. La caratteristica che la distingueva da tutte le altre ballerine era la sua danza priva di qualsiasi volgarità, quasi pudica, e questo le permise di portare il can-can in molte capitali europee sempre con grande successo.  


giovedì 27 ottobre 2016

Mostra Toulouse Lautrec a Torino

Ciao a tutti, per coloro che amano questo grande pittore e l'arte in generale, volevo segnalare questa mostra al Palazzo Chiabese di Torino.

"Con circa 170 opere, tutte provenienti dalla collezione dell’Herakleidon Museum di Atene, dal 22 ottobre 2016 al 5 marzo 2017 arriva a Palazzo Chiablese di Torino una grande retrospettiva dedicata a Toulouse-Lautrec, l’aristocratico bohémien considerato il più grande creatore di manifesti e stampe tra il XIX e XX Secolo." Per info: http://www.mostratoulouselautrec.it/


lunedì 24 ottobre 2016

Perché Parigi ti cambia vita...

La città francese d'eccellenza pare che abbia "stregato" anche l'attrice tutta d'un pezzo Scarlett Johanson...prima nel farle sposare il giornalista Romain Dauriac e poi nel trasformarla in una parigina con tanto di attività nel quartiere Marais... L'attrice, ha cambiato vita, trasferendosi a Parigi e aprendo insieme al marito un originale e fuori dal comune negozio di pop-corn gourmet: "Yummy Pop", ove si offrono pop-corn per tutti i gusti, dal dolce al salato...La capitale francese ha colpito ancora nel segno, realizzando ancora il mito dell'americana a Parigi. Da attrice a imprenditrice il passo è stato breve: si spera che i pop-corn mantengano il business "scoppiettante"!










sabato 22 ottobre 2016

La storia della cosmetica n. 7

Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento si diffusero i profumi anche se gli stessi erano un’invenzione molto antica. Dalla Francia, in particolare da Grasse, la moda dei profumi si diffuse in tutta Europa. “Il profumo sarebbe stato sparso non solo sul corpo ma, facendo forse appello alle supposte doti di protezione dei profumi quali amuleti, praticamente su qualsiasi cosa venisse indossata, dall’abbigliamento alle scarpe e persino ai gioielli (si riteneva che l’immersione delle gemme nel profumo potesse sprigionare l’essenza innata della pietra, in quanto secondo una teoria, si sosteneva che le gemme fossero composte da “acqua condensata attraverso l’odore”). Tutto profumava: guanti, scarpe, calze, camicie, e persino le monete. La gente portava sulla sua persona oggetti realizzati con impasti profumati.”  Cominciarono a comparire i primi libri di segreti dedicati esclusivamente ai cosmetici ed ai profumi. Alcuni profumi riscuotevano particolare successo: l’essenza di zibetto , di ambra e muschio.
Le credenze sulle proprietà terapeutiche dei profumi contribuirono ad accrescere il loro utilizzo, insieme ai cosmetici, in tutta Europa almeno fino alla metà del Settecento. Nei secoli XVI-XVIII si credeva che le cause della peste e della sifilide fossero gli odori., ed inoltre era molto diffusa l’opinione che l’acqua potesse in qualche modo lavar via la “protezione naturale” dell’epidermide. Perciò era assai diffusa la paura dell’acqua, basata sulla “teoria scientifica” del corpo poroso : occorreva, quindi, conservare il corpo impermeabile e prendere il bagno completo con mille precauzioni addirittura su prescrizione medica. Questa credenza sparirà nell’Ottocento con la scoperta dei microbi.
L’unica pratica igienica attuata con una certa frequenza presso le classi sociali più abbienti era la lavatura della testa. Per la “pulizia” del corpo si utilizzavano dei sostituti “bagnati” dell’acqua quali unguenti e decotti, ma soprattutto dei sostituti “solidi”, i profumi e le ciprie, per coprire gli odori sgradevoli. Molto adoperate risultarono anche le creme, che, oltre a profumare la pelle, la rendevano morbida, vellutata e bianca. Nel corso del Seicento le applicazioni cosmetiche si moltiplicarono, sono da ricordare infatti le mouches (le mosche) e le parrucche.

Per quanto riguarda le parrucche, che erano indossate indifferentemente sia dagli uomini che dalle donne, dovevano essere ricciolute e folte, in linea con il gusto barocco. Inizialmente di color nero o castano, la moda delle parrucche fu lanciata dal sovrano francese Luigi XIII che le utilizzava nel tentativo di nascondere la calvizie. Anche Luigi XIV ne portava una altissima per ovviare alla sua bassa statura. “Per quanto riguarda le mouches, queste furono utilizzate sia dagli uomini che dalle donne a partire dal 1640 circa (specialmente a Venezia ed a Milano, come pure in Francia): erano piccoli puntini neri, fatti di velluto, seta, pelle o carta colorata, inizialmente destinati ad imitare i nei, o i cosiddetti “segni di bellezza”. All’inizio, probabilmente, venivano applicati sui punti più adatti, vicino l’occhio, la bocca o il seno, oppure servivano per ricoprire dei segni sgraditi, imperfezioni della pelle o persino cicatrici (queste ultime particolarmente frequenti in questo periodo a causa di malattie deturpanti come il morbillo o dell’uso di materiali per la cosmesi nocivi).” Da ricordare è la prima comparsa in questo periodo del rossetto, composto di una pasta semisolida a base di terra rossa (Terra di Parigi), che si avvolgeva su di un bastoncino e poi era fatta essiccare al sole. Da quel momento anche il rossetto contribuì a modificare la forma della bocca che, secondo i dettami della moda dell’epoca, doveva essere piccolissima e imbronciata, con il labbro inferiore più carnoso di quello superiore. La modalità di applicazione era rigorosa. Occorreva prima di tutto spalmare ai lati delle labbra delle sostanze astringenti che davano la “forma a cuore” alla bocca e dopo in un secondo momento si applicava il rossetto.

venerdì 21 ottobre 2016

CC Cream Chanel

Oggi, finalmente, ho acquistato la tanto agognata CC Cream di Chanel . . . 
Ho provato un campione datomi nella Chanel Beauty Boutique di Parigi. 
DOPO AVERLO TESTATO CON CURA, per un mese circa, ho riscontrato dei risultati positivi sulla mia pelle. 
Secondo il fogliettino illustrativo è un prodotto che assicura una correzione completa delle imperfezioni del viso assicurando un incarnato luminoso e omogeneo. Ha degli estratti marini, acido ialuronico ed estratti alla pesca. 
Dopo il mese di applicazione ho notato che a breve termine garantisce una pelle priva di imperfezioni dopo l'applicazione e a lungo termine, uniforma, illumina e compatta la pelle contribuendo alla sua idratazione. 
Personalmente, mi sono trovata benissimo e ve la consiglio: si sfuma facilmente come una normale crema per il viso e basta pochissimo prodotto per una copertura leggera ma funzionale, per coprire maggiormente basta applicare un po' più di prodotto, ma tranquille è facilmente modulabile, in più è dotata anche di protezione 50,  il che non guasta . . .  :)

LA PENCIL SKIRT

Detta volgarmente gonna a tubo o a sigaretta, è considerato un must have di questa stagione...
Questo capo affonda le sue radici nello storico tubino, capo dalla linea dritta con pinces in vita, dotato di uno o due spacchi laterali per permettere il movimento che fascia interamente i fianchi e segna "senza paura" il punto vita, mostrando una figura slanciata e snella.




 Nel tempo, il tubino si è evoluto acquisendo forme, ma soprattutto lunghezze differenti: sotto il ginocchio, al polpaccio, appena sopra il ginocchio, ecc. La pencil skirt nacque casualmente nel 1908, durante un volo-prova che la Sig.ra Hart O. Berg, fece su un prototipo di aeromobile, "legandosi" la lunga gonna indossata con una corda, alle ginocchia, per essere più comoda e godersi il volo. Una volta a terra, l'evento fu fotografato, mostrando la strana "mise" della donna, dalla quale trasse ispirazione lo stilista francese Poiret, inventando, qualche tempo dopo, la hobble skirt, con un orlo molto stretto tanto da "ostacolare" il passo ma in grado di garantire un'andatura più graziosa e femminile.


 Christian Dior, trasse libera ispirazione dalla gonna di Poiret e sviluppò la sua pencil skirt, lanciata poi, negli anni 40.



lunedì 17 ottobre 2016

La storia della cosmetica n. 6

Nel Rinascimento viene esaltata la bellezza corporea, le donne celebrate quale l’opera più bella della creazione. Numerosi artisti in questo periodo, fanno del corpo il fulcro delle loro opere. L’uso di belletti, cosmetici e profumi divenne una vera mania, per cui  l’apparire diventava sempre più importante ed il momento della toilette rappresentava un rito al quale non si poteva rinunciare. “I cosmetici erano diventati strumento fondamentale nella costruzione del sé sia per le donne ma anche per gli uomini.”  Questo fu il periodo storico nel quale fiorirono numerosi trattati scritti da medici, farmacisti ed anche da semplici cultori che riguardavano la bellezza, il valore dei prodotti cosmetici, di alcuni utili toccasana e numerose preparazioni cosmetiche. Una delle donne più affascinanti dell’epoca, Caterina Sforza (1463-1509), trascrisse molte ricette e rimedi cosmetici nel volume “Experimenti” che rappresenta uno dei testi di cosmetica più innovativi dell’epoca. L’Italia divenne polo dell’estetica e del buon gusto, nonché del lusso. Numerose mode e ricette di bellezza, anche esportate in Francia, ebbero origine “made in Italy”. In Toscana, intorno al Cinquecento, le scienze della natura (botanica e mineralogia) furono studiate con fervore allo scopo di scoprire trovati preziosi dalle caratteristiche e dalle proprietà “miracolose”.Molte furono le opere scientifiche, in cui si consigliava l’uso di erbe, pietre, minerali ed animali, non solo per medicare, ma anche per curare l’aspetto esteriore.

Imbellettarsi diventò pian piano, più che una moda una necessità per ogni classe sociale. Grazie alle nuove scoperte geografiche, oltre che all’importazione di numerosi nuovi prodotti che potevano essere utilizzati in campo cosmetico, si assistette al formarsi di una nuova classe sociale: quella dei mercanti. La disponibilità economica di questa nuova classe sociale contribuì, insieme all’aristocrazia, a dare sfogo all’ostentazione della ricchezza, attraverso il lusso e la stravaganza. Quale campo, se non quello dell’abbigliamento e della cosmetica,  per esibire lo sfarzo? L’eccentricità talvolta, arrivò al culmine, sconfinando nella follia dei tacchi alti fino ai sessanta centimetri, dei guanti d’oro, acconciature con piume e pennacchi. Se prima del Rinascimento l’ideale di bellezza femminile era quello della donna pallida, magra e con il seno piccolo, con l’aumento del divario fra classi sociali, le dame e le nobildonne accentuavano tale divario manifestando la loro superiorità sia con il fisico che con il belletto. Per quanto riguarda il fisico, troviamo una donna dai fianchi larghi, rotondeggiante e dalle forme morbide con un seno abbondante. Per quanto concerne l’estetica i principi da seguire erano: pelle rigorosamente bianca, chioma bionda e lunga, labbra e guance rosse o rosee (per trasmettere un senso di benessere), sopracciglia scure, collo e mani lunghi e sottili ed anch’essi perlescenti. Un colorito bianco trasmetteva femminilità e delicatezza ed alto rango sociale, a differenza della pelle scura, considerata piuttosto rozza e popolana. Tuttavia, mentre alcuni sostenevano l’uso dei cosmetici e del trucco quale aiuto per raggiungere l’aspetto ideale, molti altri lo criticavano quale tentativo di manipolare l’aspetto, alterando l’immagine donataci da Dio. A dispetto di ciò, le donne e anche gli uomini continuarono imperturbati a correggere i propri difetti ed migliorare il proprio aspetto esteriore. Le donne, soprattutto quelle di alto rango o di buone condizioni economiche, per poter raggiungere questi “canoni di bellezza”, non esitarono a sottoporsi ad una serie di operazioni cosmetiche, spesso costose ed anche dolorose. Ad esempio, mezzi depilatori di vario tipo, anche brutali (calce viva, pece, ecc.) venivano applicati soprattutto sulla fronte da rendere alta e convessa e per le sopracciglia considerate antiestetiche. Depilando la fronte si cercava, infatti, di ottenere un volto simile a quello delle statue dell’antichità. Il costo dei materiali impiegati e le condizioni di vita dei ceti meno abbienti fecero sì che questo tipo di cosmetica si rivolgesse soprattutto alle dame. Esisteva, comunque, una cosmetica più popolare, basata sull’utilizzo di ingredienti più umili e su ricette “casalinghe”. Anche se i cosmetici per natura sono associati inequivocabilmente alla sfera femminile, all’epoca gli uomini non ne disprezzavano affatto l’uso. I libri di segreti cosmetici del XVI secolo comprendevano spesso ricette di preparazioni cosmetiche per tingere la barba e le sopracciglia ( i colori bruni erano segno di virilità maschile), per schiarire la pelle o per renderla più morbida.

Desiderio del giorno


lunedì 19 settembre 2016

La storia della cosmetica n. 5

Durante il Medioevo (476-1492) l’uso dei cosmetici attraversò una fase di declino, almeno nell’ Alto Medioevo (476-1000), periodo durante il quale l’igiene e la cura del corpo erano molto trascurati, in osservanza dei precetti della fede cristiana che indicavano un aspetto semplice e naturale, anzi quasi sofferente. Tuttavia, la vita di corte e l’importanza, che era data nel mondo cavalleresco all’aspetto esteriore ed alla grazia della donna, fecero ritornare in auge l’uso dei cosmetici anche se proibiti. Un’ampia letteratura dell’epoca si scagliò contro l’utilizzo di questi “metodi di mascheramento” del proprio aspetto: ricordiamo, in Italia, Dante e Jacopone da Todi i quali erano contrari e condannavano le “femine tinte” con il “viso dipinto” . Chi si occupava di trattamenti di bellezza era accusato di stregoneria per aver voluto alterare con artifici le forme e l’aspetto donatogli da Dio. Nel Basso Medioevo (1000-1492) l’atteggiamento verso i cosmetici non cambiò, ma il loro utilizzo s’ incrementò nuovamente, infatti, nonostante i mille divieti e le innumerevoli invettive, la cura della persona, sia per gli uomini che per le donne, andò con gli anni sempre più aumentando. Secondo l’estetica medievale, la donna doveva avere una pelle bianchissima, che dava l’apparenza di non essere mai sfiorata dai raggi del sole. Questa era prerogativa delle donne che appartenevano ad un ceto sociale più elevato, le quali potevano concedersi il lusso di una vita comoda, lontano dalle fatiche giornaliere all’aperto. Il pallore, oltre che ad essere sinonimo di bellezza, era anche sinonimo di agiatezza, nonché di appartenenza ad un particolare status sociale. Altrettanto candida e morbida doveva essere la pelle delle mani, resa vellutata attraverso particolari trattamenti. “Le donne più ricche usavano il costoso zafferano per mettere in risalto le labbra e le guance, sembra che in Toscana si utilizzasse un luminoso ed abbastanza costoso rouge rosa, mentre le donne con minori disponibilità sembra che usassero un rosso terroso, meno caro […] Sembra che in questo periodo tra le donne abbienti fosse abitudine anche truccarsi gli occhi: per scurire le sopracciglia sarebbero stati usati antimonio, e gli occhi venivano talvolta sottolineati con un liquido nero e ombreggiati di marrone,grigio, blu-verde o violetto”.  Il suddetto pallore ed anche l’utilizzo di particolari tipologie di cosmetici divenne uno dei primi indicatori socio-economici dell’epoca.


mercoledì 24 agosto 2016

La storia della cosmetica n. 4

I segreti ed il sapere riguardanti la cura del corpo, nonché l’uso dei cosmetici si diffusero ben presto dall’Oriente alla Grecia ed al mondo romano. Le civiltà classiche attribuivano alla bellezza fisica, qualità quali il comportamento nobile ed intellettuale. Gli antichi Greci (900 a.C.) introdussero un metodo di pulizia del corpo attraverso l’unzione con oli profumati, (al fine di evitare i cattivi odori e l’eccessiva sudorazione) che poi venivano rimossi attraverso l’uso di strisce vegetali. Le donne utilizzavano pomate a base di arsenico e di piombo per depilarsi e dedicavano molta cura alla preparazione del trucco. La base del trucco era realizzata attraverso la polvere di minio , che rendeva l’incarnato roseo, lo stesso era poi steso come un velo sulle labbra per accentuarne il colore. Gli occhi, anch’essi molto curati, erano resi più grandi ed espressivi attraverso l’uso del kohl; anche i capelli erano spesso schiariti e tinti con sostanze a base minerale o vegetale. 
Gli antichi Romani impararono ed attinsero molto dalle conoscenze e dalle abitudini igieniche dei Greci. “Bagni termali, trattamenti cosmetici per il viso e per il corpo, massaggi con oli dalle proprietà benefiche erano praticati sia alle donne che agli uomini.” Questi bagni termali erano svolti con cadenza settimanale ed oltre alla pulizia ed all’igiene del corpo, permettevano di renderlo più tonico e morbido. Era rigoroso l’ordine da seguire riguardo all’immersione del corpo nelle vasche con acqua termale: calidarium, tepidarium, frigidarium ; nell’acqua inoltre, erano aggiunti amido di crusca e latte d’asina, che rendevano la pelle più morbida e bianca. Per quanto riguarda il trucco delle donne, ma in particolar modo di quelle patrizie, questo era molto curato e ricercato: gli occhi incorniciati e resi più espressivi attraverso lo stibio , che li faceva risaltare rispetto al candore del viso ove era applicata una base chiara, la bocca spiccava anch’essa attraverso una colorazione purpurea. Si deve ai Romani il merito di aver trascritto antiche ricette di bellezza, le quali in questo modo non sono andate perdute. Preziosi consigli di bellezza si ritrovano nell’ “Ars Ornandi” di Plinio e nell’ “Ars Amandi” di Ovidio, che invitavano le donne ad avere cura della propria persona, evidenziando in modo naturale la bellezza posseduta, nascondendo, se necessario, alcuni difetti del viso e del corpo. 

Nel IV secolo d.C., con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, si affermò definitivamente il Cristianesimo quale religione ufficiale. “Il primo cristianesimo aveva ereditato dagli antichi il fatto di attribuire una grande importanza alla natura della perfezione e della vera bellezza, per cui si disprezzava l’uso dei cosmetici proprio perché il ricorso a tali mezzi alimentava una falsa illusione di possedere e mostrare entrambe le virtù.[…] Perciò, si credeva che l’uso dei cosmetici rendesse evidenti i due peccati di orgoglio e lussuria.”  Volendo sintetizzare il concetto, l’uso dei cosmetici era permesso solo ed esclusivamente per la cura dell’igiene del corpo e per salvaguardare la salute dello stesso. L’eccesso di utilizzo per abbellire l’aspetto era bandito in quanto utilizzato quale strumento di vanità o di mascheramento, attraverso artifici, del proprio aspetto. 

sabato 18 giugno 2016

La storia della cosmetica n.2

Gli Egizi (3100 A.c.) attribuivano alla cura del corpo ed alla bellezza numerosi significati, infatti la cosmesi oltre ad essere considerata una determinante fondamentale e necessaria nell’igiene e nella salute della persona, serviva quale strumento di religiosità. La purezza d’animo di un individuo era dunque, anche valutabile attraverso il grado di attenzione che questi poneva nei confronti della pulizia e della cura del proprio corpo. Il valore ornamentale della cosmesi divenne molto importante, e quindi variabile insostituibile nell’abbellimento del corpo sia in vita che post-mortem.

                                   

Con gli Egizi si assistette all’incremento degli ingredienti e delle materie prime adoperate, infatti essi riuscirono ad importarle da altri paesi accrescendone così, i possibili utilizzi. Numerosi erano i prodotti usati: unguenti, profumi, essenze, pomate, oli, ecc. custoditi in preziosi vasetti decorati realizzati in alabastro, ceramica e vetro. Le attività di cura della persona riguardavano soprattutto i bagni ed i massaggi, ma un forte peso assumeva il trucco. Il viso era dipinto alla perfezione: si applicavano sulle palpebre ombretti di colore azzurro o verde, andando poi a definire il contorno degli occhi con il kohl. Dopo aver definito per bene gli occhi, per l’incarnato si utilizzava una pasta aranciata allo scopo di evidenziare gli zigomi e per dare un colorito più acceso alle labbra. Le regine Nefertiti e Cleopatra, spesso ricordate come le donne più belle d’Egitto, curavano molto il loro aspetto facendo ricorso a trattamenti cosmetici particolari. Molto famose sono le “ricette segrete di bellezza” della regina Cleopatra e molte altre ancora sono state ritrovate trascritte in numerosi papiri.

domenica 12 giugno 2016

La storia della cosmetica n.1

Ciao a tutti! Oggi ho intenzione di iniziare un nuovo percorso di post da condividere con voi... Vorrei parlarvi della storia della cosmesi partendo dall'antichità, fino ad arrivare all'epoca moderna. E' un percorso che ho intenzione di suddividere in varie "puntate"! Allora spero che questa iniziativa vi piaccia...Lasciatemi pure commenti e suggerimenti...ma cominciamo subito...
PRIME TESTIMONIANZE DELL'USO DEI COSMETICI
Guardando molto indietro nel passato, possiamo trovare prime testimonianze dell’uso dei cosmetici nella Preistoria. Durante l’era del Paleolitico (circa 2,5 milioni di anni fa), in numerosi scavi archeologici sono stati ritrovati strumenti, quali, ad esempio, piccoli mortai che servivano a pestare semi di varia origine allo scopo di estrarne il colore o per utilizzarli a scopo cosmetico e terapeutico. I primi ominidi conoscevano i colori di origine minerale quali l’ocra, il carbone, il rosso bruno del manganese, con i quali probabilmente coloravano le pelli, il cuoio, ed il legno. Inoltre, gli stessi colori erano utilizzati per dipingersi il corpo a scopo decorativo quale espressione artistica o per distinguersi dagli altri. Altra ragione era quella di utilizzare particolari colorazioni per propiziarsi una buona caccia ed anche per mimetizzarsi durante la stessa.


Alcune civiltà orientali, come quelle mesopotamiche, possono essere considerate quali pionieri della cosmetica. La loro localizzazione geografica permetteva di avere ingredienti vegetali e minerali particolari, che potevano essere adoperati nei trattamenti della toilette come oli, pigmenti, sali, profumi e tinture. In particolare, i Sumeri (3000 a.C.) ed i Babilonesi (2300 a.C.) cominciarono a praticare i primi trattamenti estetici, infatti sono stati ritrovati in numerosi siti archeologici piccoli vasetti e flaconi che servivano a contenere unguenti, oli, pigmenti, polveri, molte delle quali d’oro, usate probabilmente durante le cerimonie religiose. Gli Assiri (1350 a.C.) contribuirono ad arricchire le pratiche cosmetiche, infatti sono da ricordare le antiche ricette della regina Semiramide che utilizzava nelle formulazioni principi di fitocosmesi tutt’oggi ancora validi.

sabato 21 maggio 2016

Distretto Rotaract 2120

Ciao a tutti, oggi non parliamo di moda o di beauty style, bensì di buone cause...
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Se vi va iscrivetevi alla pagina FB dell'associazione! https://www.facebook.com/rotaract2120/?fref=photo

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sabato 14 maggio 2016

La Parisienne

Se dico "Parisienne" qual è l'immagine che riesco ad evocare nella vostra mente?

Torre Eiffel, baguette, musica francese, i capelli perfetti?...Per quanto difficile possa essere generalizzare, ci sono alcuni stereotipi che funzionano e che sono intramontabili. Le donne di Parigi diventano degli archetipi della tanto ammirata ed amata femme française. Amata e ammirata...almeno da me...Ho letto e riletto manuali, libri, ecc. sulla donna parigina per poterne carpire i segreti di tanta grazia e bellezza...

Ecco alcuni tratti comuni che ho potuto ritrovare nelle descrizioni della parigina doc: 1. Vive a Parigi o al massimo ad un'ora di distanza da essa e non può immaginare un vita possibile al di fuori della città! Le piace snobbare gli abitanti delle campagne, ma in realtà è felice di essere invitata in campagna durante il fine settimana.; 2. Fisicamente la vera Parisienne è pulita e profumata, ben vestita e sempre di bella presenza; 3. Le piace essere molto sottile ed è molto attenta alla sua dieta;   4. Fa uso di un minimo di makeup, spesso scegliendo di evidenziare o gli occhi o le labbra, piuttosto che entrambi. I suoi capelli non sono sempre perfettamente pettinati, spesso semplicemente avvolti in uno chignon morbido indisciplinato à la Bardot. Ama il bobhaircut! 5. Lavora sodo e corre intorno a Parigi tutto il giorno. Lei conosce la metropolitana a memoria ed è felice di saltare su un Velib per guadagnare tempo e ottenere qualche vantaggio in più dall'esercizio fisico; 6. Se ha dei figli, lei deve trovare una jeune fille che possa andarli a prendere da scuola e li aiuti a fare i compiti fino a quando maman non torna; 7. Fa compere dai piccoli negozi nel suo quartiere e nei mercati parigini per il suo cibo. Per i suoi vestiti lei avrà sempre un paio di indirizzi di negozi da consigliarti; 8. Le piace vestirsi bene, ma non necessariamente griffata. La vera Parisienne sa mescolare sapientemente un buon pezzo griffato con abiti vintage o lowcost, spesso abbinati ad una grande borsa o a delle scarpe meravigliose e con altri oggetti più ordinari dal suo guardaroba; 9. Se lei è davvero sportiva allora prenderà parte alla gara che porta il suo nome ' La Parisienne ' una mezza maratona eseguita ogni maggio a Parigi; 10. Ama incontrare le sue amiche per pranzo, sedute su di un terrazzo, conversando davanti ad un insalata e un caffè espresso. Questo è il mio dipinto della mitica Parigina, potrei sbagliarmi o sembrare riduttiva...perciò mi scuso in anticipo con tutte le parigine! Ma ciò che non cambierà è la mia ammirazione per loro...



 











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