"Alice rise: "è inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile".
"Oserei dire che non ti sei allenata molto", ribatte la regina.
Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere a sei cose impossibili prima di colazione". (Lewis Carroll)

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lunedì 17 ottobre 2016

La storia della cosmetica n. 6

Nel Rinascimento viene esaltata la bellezza corporea, le donne celebrate quale l’opera più bella della creazione. Numerosi artisti in questo periodo, fanno del corpo il fulcro delle loro opere. L’uso di belletti, cosmetici e profumi divenne una vera mania, per cui  l’apparire diventava sempre più importante ed il momento della toilette rappresentava un rito al quale non si poteva rinunciare. “I cosmetici erano diventati strumento fondamentale nella costruzione del sé sia per le donne ma anche per gli uomini.”  Questo fu il periodo storico nel quale fiorirono numerosi trattati scritti da medici, farmacisti ed anche da semplici cultori che riguardavano la bellezza, il valore dei prodotti cosmetici, di alcuni utili toccasana e numerose preparazioni cosmetiche. Una delle donne più affascinanti dell’epoca, Caterina Sforza (1463-1509), trascrisse molte ricette e rimedi cosmetici nel volume “Experimenti” che rappresenta uno dei testi di cosmetica più innovativi dell’epoca. L’Italia divenne polo dell’estetica e del buon gusto, nonché del lusso. Numerose mode e ricette di bellezza, anche esportate in Francia, ebbero origine “made in Italy”. In Toscana, intorno al Cinquecento, le scienze della natura (botanica e mineralogia) furono studiate con fervore allo scopo di scoprire trovati preziosi dalle caratteristiche e dalle proprietà “miracolose”.Molte furono le opere scientifiche, in cui si consigliava l’uso di erbe, pietre, minerali ed animali, non solo per medicare, ma anche per curare l’aspetto esteriore.

Imbellettarsi diventò pian piano, più che una moda una necessità per ogni classe sociale. Grazie alle nuove scoperte geografiche, oltre che all’importazione di numerosi nuovi prodotti che potevano essere utilizzati in campo cosmetico, si assistette al formarsi di una nuova classe sociale: quella dei mercanti. La disponibilità economica di questa nuova classe sociale contribuì, insieme all’aristocrazia, a dare sfogo all’ostentazione della ricchezza, attraverso il lusso e la stravaganza. Quale campo, se non quello dell’abbigliamento e della cosmetica,  per esibire lo sfarzo? L’eccentricità talvolta, arrivò al culmine, sconfinando nella follia dei tacchi alti fino ai sessanta centimetri, dei guanti d’oro, acconciature con piume e pennacchi. Se prima del Rinascimento l’ideale di bellezza femminile era quello della donna pallida, magra e con il seno piccolo, con l’aumento del divario fra classi sociali, le dame e le nobildonne accentuavano tale divario manifestando la loro superiorità sia con il fisico che con il belletto. Per quanto riguarda il fisico, troviamo una donna dai fianchi larghi, rotondeggiante e dalle forme morbide con un seno abbondante. Per quanto concerne l’estetica i principi da seguire erano: pelle rigorosamente bianca, chioma bionda e lunga, labbra e guance rosse o rosee (per trasmettere un senso di benessere), sopracciglia scure, collo e mani lunghi e sottili ed anch’essi perlescenti. Un colorito bianco trasmetteva femminilità e delicatezza ed alto rango sociale, a differenza della pelle scura, considerata piuttosto rozza e popolana. Tuttavia, mentre alcuni sostenevano l’uso dei cosmetici e del trucco quale aiuto per raggiungere l’aspetto ideale, molti altri lo criticavano quale tentativo di manipolare l’aspetto, alterando l’immagine donataci da Dio. A dispetto di ciò, le donne e anche gli uomini continuarono imperturbati a correggere i propri difetti ed migliorare il proprio aspetto esteriore. Le donne, soprattutto quelle di alto rango o di buone condizioni economiche, per poter raggiungere questi “canoni di bellezza”, non esitarono a sottoporsi ad una serie di operazioni cosmetiche, spesso costose ed anche dolorose. Ad esempio, mezzi depilatori di vario tipo, anche brutali (calce viva, pece, ecc.) venivano applicati soprattutto sulla fronte da rendere alta e convessa e per le sopracciglia considerate antiestetiche. Depilando la fronte si cercava, infatti, di ottenere un volto simile a quello delle statue dell’antichità. Il costo dei materiali impiegati e le condizioni di vita dei ceti meno abbienti fecero sì che questo tipo di cosmetica si rivolgesse soprattutto alle dame. Esisteva, comunque, una cosmetica più popolare, basata sull’utilizzo di ingredienti più umili e su ricette “casalinghe”. Anche se i cosmetici per natura sono associati inequivocabilmente alla sfera femminile, all’epoca gli uomini non ne disprezzavano affatto l’uso. I libri di segreti cosmetici del XVI secolo comprendevano spesso ricette di preparazioni cosmetiche per tingere la barba e le sopracciglia ( i colori bruni erano segno di virilità maschile), per schiarire la pelle o per renderla più morbida.

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