"Alice rise: "è inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile".
"Oserei dire che non ti sei allenata molto", ribatte la regina.
Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere a sei cose impossibili prima di colazione". (Lewis Carroll)

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sabato 22 ottobre 2016

La storia della cosmetica n. 7

Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento si diffusero i profumi anche se gli stessi erano un’invenzione molto antica. Dalla Francia, in particolare da Grasse, la moda dei profumi si diffuse in tutta Europa. “Il profumo sarebbe stato sparso non solo sul corpo ma, facendo forse appello alle supposte doti di protezione dei profumi quali amuleti, praticamente su qualsiasi cosa venisse indossata, dall’abbigliamento alle scarpe e persino ai gioielli (si riteneva che l’immersione delle gemme nel profumo potesse sprigionare l’essenza innata della pietra, in quanto secondo una teoria, si sosteneva che le gemme fossero composte da “acqua condensata attraverso l’odore”). Tutto profumava: guanti, scarpe, calze, camicie, e persino le monete. La gente portava sulla sua persona oggetti realizzati con impasti profumati.”  Cominciarono a comparire i primi libri di segreti dedicati esclusivamente ai cosmetici ed ai profumi. Alcuni profumi riscuotevano particolare successo: l’essenza di zibetto , di ambra e muschio.
Le credenze sulle proprietà terapeutiche dei profumi contribuirono ad accrescere il loro utilizzo, insieme ai cosmetici, in tutta Europa almeno fino alla metà del Settecento. Nei secoli XVI-XVIII si credeva che le cause della peste e della sifilide fossero gli odori., ed inoltre era molto diffusa l’opinione che l’acqua potesse in qualche modo lavar via la “protezione naturale” dell’epidermide. Perciò era assai diffusa la paura dell’acqua, basata sulla “teoria scientifica” del corpo poroso : occorreva, quindi, conservare il corpo impermeabile e prendere il bagno completo con mille precauzioni addirittura su prescrizione medica. Questa credenza sparirà nell’Ottocento con la scoperta dei microbi.
L’unica pratica igienica attuata con una certa frequenza presso le classi sociali più abbienti era la lavatura della testa. Per la “pulizia” del corpo si utilizzavano dei sostituti “bagnati” dell’acqua quali unguenti e decotti, ma soprattutto dei sostituti “solidi”, i profumi e le ciprie, per coprire gli odori sgradevoli. Molto adoperate risultarono anche le creme, che, oltre a profumare la pelle, la rendevano morbida, vellutata e bianca. Nel corso del Seicento le applicazioni cosmetiche si moltiplicarono, sono da ricordare infatti le mouches (le mosche) e le parrucche.

Per quanto riguarda le parrucche, che erano indossate indifferentemente sia dagli uomini che dalle donne, dovevano essere ricciolute e folte, in linea con il gusto barocco. Inizialmente di color nero o castano, la moda delle parrucche fu lanciata dal sovrano francese Luigi XIII che le utilizzava nel tentativo di nascondere la calvizie. Anche Luigi XIV ne portava una altissima per ovviare alla sua bassa statura. “Per quanto riguarda le mouches, queste furono utilizzate sia dagli uomini che dalle donne a partire dal 1640 circa (specialmente a Venezia ed a Milano, come pure in Francia): erano piccoli puntini neri, fatti di velluto, seta, pelle o carta colorata, inizialmente destinati ad imitare i nei, o i cosiddetti “segni di bellezza”. All’inizio, probabilmente, venivano applicati sui punti più adatti, vicino l’occhio, la bocca o il seno, oppure servivano per ricoprire dei segni sgraditi, imperfezioni della pelle o persino cicatrici (queste ultime particolarmente frequenti in questo periodo a causa di malattie deturpanti come il morbillo o dell’uso di materiali per la cosmesi nocivi).” Da ricordare è la prima comparsa in questo periodo del rossetto, composto di una pasta semisolida a base di terra rossa (Terra di Parigi), che si avvolgeva su di un bastoncino e poi era fatta essiccare al sole. Da quel momento anche il rossetto contribuì a modificare la forma della bocca che, secondo i dettami della moda dell’epoca, doveva essere piccolissima e imbronciata, con il labbro inferiore più carnoso di quello superiore. La modalità di applicazione era rigorosa. Occorreva prima di tutto spalmare ai lati delle labbra delle sostanze astringenti che davano la “forma a cuore” alla bocca e dopo in un secondo momento si applicava il rossetto.

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