BLOG DI CHIACCHERICCIO ALLO STATO PURO . . . PAROLE IN LIBERTA' ! BLA, BLA, BLA, BLA . . .


"Alice rise: "è inutile che ci provi, non si può credere a una cosa impossibile".
"Oserei dire che non ti sei allenata molto", ribatte la regina.
Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere a sei cose impossibili prima di colazione". (Lewis Carroll)

lunedì 19 settembre 2016

La storia della cosmetica n. 5

Durante il Medioevo (476-1492) l’uso dei cosmetici attraversò una fase di declino, almeno nell’ Alto Medioevo (476-1000), periodo durante il quale l’igiene e la cura del corpo erano molto trascurati, in osservanza dei precetti della fede cristiana che indicavano un aspetto semplice e naturale, anzi quasi sofferente. Tuttavia, la vita di corte e l’importanza, che era data nel mondo cavalleresco all’aspetto esteriore ed alla grazia della donna, fecero ritornare in auge l’uso dei cosmetici anche se proibiti. Un’ampia letteratura dell’epoca si scagliò contro l’utilizzo di questi “metodi di mascheramento” del proprio aspetto: ricordiamo, in Italia, Dante e Jacopone da Todi i quali erano contrari e condannavano le “femine tinte” con il “viso dipinto” . Chi si occupava di trattamenti di bellezza era accusato di stregoneria per aver voluto alterare con artifici le forme e l’aspetto donatogli da Dio. Nel Basso Medioevo (1000-1492) l’atteggiamento verso i cosmetici non cambiò, ma il loro utilizzo s’ incrementò nuovamente, infatti, nonostante i mille divieti e le innumerevoli invettive, la cura della persona, sia per gli uomini che per le donne, andò con gli anni sempre più aumentando. Secondo l’estetica medievale, la donna doveva avere una pelle bianchissima, che dava l’apparenza di non essere mai sfiorata dai raggi del sole. Questa era prerogativa delle donne che appartenevano ad un ceto sociale più elevato, le quali potevano concedersi il lusso di una vita comoda, lontano dalle fatiche giornaliere all’aperto. Il pallore, oltre che ad essere sinonimo di bellezza, era anche sinonimo di agiatezza, nonché di appartenenza ad un particolare status sociale. Altrettanto candida e morbida doveva essere la pelle delle mani, resa vellutata attraverso particolari trattamenti. “Le donne più ricche usavano il costoso zafferano per mettere in risalto le labbra e le guance, sembra che in Toscana si utilizzasse un luminoso ed abbastanza costoso rouge rosa, mentre le donne con minori disponibilità sembra che usassero un rosso terroso, meno caro […] Sembra che in questo periodo tra le donne abbienti fosse abitudine anche truccarsi gli occhi: per scurire le sopracciglia sarebbero stati usati antimonio, e gli occhi venivano talvolta sottolineati con un liquido nero e ombreggiati di marrone,grigio, blu-verde o violetto”.  Il suddetto pallore ed anche l’utilizzo di particolari tipologie di cosmetici divenne uno dei primi indicatori socio-economici dell’epoca.


mercoledì 24 agosto 2016

La storia della cosmetica n. 4

I segreti ed il sapere riguardanti la cura del corpo, nonché l’uso dei cosmetici si diffusero ben presto dall’Oriente alla Grecia ed al mondo romano. Le civiltà classiche attribuivano alla bellezza fisica, qualità quali il comportamento nobile ed intellettuale. Gli antichi Greci (900 a.C.) introdussero un metodo di pulizia del corpo attraverso l’unzione con oli profumati, (al fine di evitare i cattivi odori e l’eccessiva sudorazione) che poi venivano rimossi attraverso l’uso di strisce vegetali. Le donne utilizzavano pomate a base di arsenico e di piombo per depilarsi e dedicavano molta cura alla preparazione del trucco. La base del trucco era realizzata attraverso la polvere di minio , che rendeva l’incarnato roseo, lo stesso era poi steso come un velo sulle labbra per accentuarne il colore. Gli occhi, anch’essi molto curati, erano resi più grandi ed espressivi attraverso l’uso del kohl; anche i capelli erano spesso schiariti e tinti con sostanze a base minerale o vegetale. 
Gli antichi Romani impararono ed attinsero molto dalle conoscenze e dalle abitudini igieniche dei Greci. “Bagni termali, trattamenti cosmetici per il viso e per il corpo, massaggi con oli dalle proprietà benefiche erano praticati sia alle donne che agli uomini.” Questi bagni termali erano svolti con cadenza settimanale ed oltre alla pulizia ed all’igiene del corpo, permettevano di renderlo più tonico e morbido. Era rigoroso l’ordine da seguire riguardo all’immersione del corpo nelle vasche con acqua termale: calidarium, tepidarium, frigidarium ; nell’acqua inoltre, erano aggiunti amido di crusca e latte d’asina, che rendevano la pelle più morbida e bianca. Per quanto riguarda il trucco delle donne, ma in particolar modo di quelle patrizie, questo era molto curato e ricercato: gli occhi incorniciati e resi più espressivi attraverso lo stibio , che li faceva risaltare rispetto al candore del viso ove era applicata una base chiara, la bocca spiccava anch’essa attraverso una colorazione purpurea. Si deve ai Romani il merito di aver trascritto antiche ricette di bellezza, le quali in questo modo non sono andate perdute. Preziosi consigli di bellezza si ritrovano nell’ “Ars Ornandi” di Plinio e nell’ “Ars Amandi” di Ovidio, che invitavano le donne ad avere cura della propria persona, evidenziando in modo naturale la bellezza posseduta, nascondendo, se necessario, alcuni difetti del viso e del corpo. 

Nel IV secolo d.C., con la caduta dell’Impero romano d’Occidente, si affermò definitivamente il Cristianesimo quale religione ufficiale. “Il primo cristianesimo aveva ereditato dagli antichi il fatto di attribuire una grande importanza alla natura della perfezione e della vera bellezza, per cui si disprezzava l’uso dei cosmetici proprio perché il ricorso a tali mezzi alimentava una falsa illusione di possedere e mostrare entrambe le virtù.[…] Perciò, si credeva che l’uso dei cosmetici rendesse evidenti i due peccati di orgoglio e lussuria.”  Volendo sintetizzare il concetto, l’uso dei cosmetici era permesso solo ed esclusivamente per la cura dell’igiene del corpo e per salvaguardare la salute dello stesso. L’eccesso di utilizzo per abbellire l’aspetto era bandito in quanto utilizzato quale strumento di vanità o di mascheramento, attraverso artifici, del proprio aspetto. 

sabato 18 giugno 2016

La storia della cosmetica n.2

Gli Egizi (3100 A.c.) attribuivano alla cura del corpo ed alla bellezza numerosi significati, infatti la cosmesi oltre ad essere considerata una determinante fondamentale e necessaria nell’igiene e nella salute della persona, serviva quale strumento di religiosità. La purezza d’animo di un individuo era dunque, anche valutabile attraverso il grado di attenzione che questi poneva nei confronti della pulizia e della cura del proprio corpo. Il valore ornamentale della cosmesi divenne molto importante, e quindi variabile insostituibile nell’abbellimento del corpo sia in vita che post-mortem.

                                   

Con gli Egizi si assistette all’incremento degli ingredienti e delle materie prime adoperate, infatti essi riuscirono ad importarle da altri paesi accrescendone così, i possibili utilizzi. Numerosi erano i prodotti usati: unguenti, profumi, essenze, pomate, oli, ecc. custoditi in preziosi vasetti decorati realizzati in alabastro, ceramica e vetro. Le attività di cura della persona riguardavano soprattutto i bagni ed i massaggi, ma un forte peso assumeva il trucco. Il viso era dipinto alla perfezione: si applicavano sulle palpebre ombretti di colore azzurro o verde, andando poi a definire il contorno degli occhi con il kohl. Dopo aver definito per bene gli occhi, per l’incarnato si utilizzava una pasta aranciata allo scopo di evidenziare gli zigomi e per dare un colorito più acceso alle labbra. Le regine Nefertiti e Cleopatra, spesso ricordate come le donne più belle d’Egitto, curavano molto il loro aspetto facendo ricorso a trattamenti cosmetici particolari. Molto famose sono le “ricette segrete di bellezza” della regina Cleopatra e molte altre ancora sono state ritrovate trascritte in numerosi papiri.
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